Il blog di Reti

Un’analisi delle Elezioni Regionali del 2010

Nota di analisi a cura di Roberto Paglialonga 

Uno sguardo d’insieme

Le elezioni regionali 2010 hanno dimostrato innanzitutto che il bipolarismo tiene. Le due coalizioni più rappresentative (centro-destra e centro-sinistra) si sono spartite equamente le regioni in palio, lasciando solamente ai due estremi Lega e Idv la possibilità di incrementare il proprio consenso: la Lega grazie alla matrice territoriale e federalista, l’Idv grazie all’attaccamento personalistico con Di Pietro. Non si è visto dunque l’avanzamento di presunte forze politiche cosiddette “terziste”.

Ciò detto, il dato che però emerge a prima vista con maggiore evidenza – ma senza grande meraviglia – è il calo della partecipazione (-8%), che segnala noia e stanchezza da parte dell’elettorato. Insomma la pessima campagna elettorale, i continui attacchi reciproci, la propaganda costante ma scarsamente basata sui fatti, la “politica delle grida” piuttosto che quella “del fare”, molto pubblicizzata ma mai veramente attuata, hanno fiaccato un elettorato abituato a dividersi in guerre ideologiche, ma non lo hanno convinto a votare per terze parti né che esista un migliore sistema di gestione dei rapporti politici e parlamentari.

Infine, il centro-destra ha dimostrato di saper resistere e addirittura continuare a vincere, in un momento di crisi economica e di sfiducia nelle istituzioni, che ha invece travolto altri governi europei. Silvio Berlusconi e la Lega hanno così ribaltato una situazione che alla vigilia delle elezioni, dati tutti i prodromi delle settimane precedenti (dai casi giudiziari a quelli a sfondo sessuale, dagli scandali negli appalti pubblici al rapporto malato tra pubblico e privato), sembrava darli per spacciati. La Lega ha dimostrato un attaccamento territoriale imbattibile al Nord, ma anche capacità di radicamento al Centro, Berlusconi una forza carismatica senza eguali nell’attuale panorama politico.

I risultati

Quanto ai risultati della contesa, le regionali 2010 confermano il centro-destra forte al Nord e al Sud.

Nell’Italia settentrionale il successo è dovuto soprattutto alla netta vittoria della Lega, che oltre al Veneto con Luca Zaia, ha conquistato anche il Piemonte con Roberto Cota. Scontata è stata invece la riconferma di Roberto Formigoni in Lombardia, che si avvia ora – grazie anche all’apparato che fa capo a CdO e Comunione e Liberazione – al quarto mandato.

Al Sud il centro-destra è riuscito a strappare la Campania (con Stefano Caldoro) e la Calabria (con Giuseppe Scopelliti) al centro-sinistra, dovendo però cedere sulla Puglia, grazie alla rimonta di Nichi Vendola, che si è così confermato presidente, e sulla Basilicata.

Il Centro invece resta roccaforte di centro-sinistra, seppur in regioni a minor densità abitativa e con peso economico inferiore, se si fa eccezione per Toscana ed Emilia. Le liste che facevano capo a candidati di centro-sinistra hanno così mantenuto le posizioni in Umbria, Marche, Toscana ed Emilia Romagna, ma anche qui il centro-destra ha aumentato il proprio peso specifico proprio grazie alla Lega. Il Lazio, lungamente conteso tra Renata Polverini ed Emma Bonino, è infine andato al centro-destra, che ha conquistato così un’altra regione in mano prima agli avversari.

I risultati segnalano sicuramente una vittoria per il governo e Silvio Berlusconi, ma bisogna considerare che in molte regioni il centro-destra ha vinto con persone non certo vicine al Presidente del Consiglio: in Veneto e Piemonte ha trionfato la Lega, in Lombardia Roberto Formigoni (sempre più indipendente), in Lazio Renata Polverini (vicina a Gianfranco Fini e al mondo ex-AN). Il PD, nonostante l’apparente vittoria numerica per 7 a 6, esce ridimensionato e sconfitto: ha perso quattro regioni chiave e ha visto ribaltati i rapporti di forza sul territorio: se il centro-destra governa oggi circa 23 milioni di italiani residenti nelle aree più ricche del Paese, il centro-sinistra ne governa solo 16-17, mentre prima della tornata elettorale i numeri erano esattamente l’opposto.

Considerazioni di scenario

Molti si chiedono ora se i risultati elettorali possano spostare gli equilibri all’interno delle coalizioni.

Dati i numeri e le parole del segretario della Lega Umberto Bossi (“faremo sentire il nostro peso”) è difficile pensare che possa non essere così. All’importanza e alla forza territoriale, probabilmente la Lega cercherà ora di far corrispondere un adeguato riconoscimento al livello centrale. E’ possibile che ciò avvenga attraverso un rimpasto, di cui si parla da molto. Si pone però adesso seriamente il problema della successione a Berlusconi, risultando evidente come la sua leadership sia l’unica in grado di tenere unito il centro-destra nei momenti chiave, come quelli elettorali. Gli altri alleati hanno dimostrato di voler badare principalmente – e in alcuni casi anche giustamente – agli interessi di partito, rischiando però di perdere di vista quello della coalizione. Quanto al centro-sinistra, le risulterà ora sempre più difficile affrancarsi dagli estremismi che sono cresciuti al suo interno. IdV e Movimento Grillo hanno raggiunto i molte regioni risultati incredibili, spesso superando addirittura il 7%.

All’interno dei due schieramenti sedicenti moderati, insomma, crescono le ali estreme, sempre più condizionanti. Ma anziché di “estremismo moderato” si deve ormai parlare di “moderatismo estremista”.

Gli attuali Governatori regionali sono:

REGIONE

PRESIDENTE

PARTITO

Piemonte

Roberto Cota

Pdl, Lega Nord

Lombardia

Roberto Formigoni

Pdl, Lega Nord

Liguria

Claudio Burlando

PD, SI, Sinistra, Idv, Udc

Veneto

Luca Zaia

Pdl, Lega Nord

Emilia Romagna

Vasco Errani

Pd, Idv, SI, Verdi, Sinistra

Toscana

Enrico Rossi

Pd, Idv, Sel, Fed. della Sinistra

Umbria

Catiuscia Marini

Pd, SI, Idv

Marche

Gian Mario Spacca

Pd, Idv, Udc, Verdi, Api

Lazio

Renata Polverini

Pdl, Destra, Udc

Campania

Stefano Caldoro

Pdl

Calabria

Giuseppe Scopelliti

Pdl, Udc

Puglia

Nichi Vendola

Pd, Idv, Sel, Fed. della Sinistra

Basilicata

Filippo De Vito

Pd, Idv, Si, Sinistra, Udc


1 commento

1 fabio { 04.29.10 alle 10:14 am }

se questa e stata una grossa sconfitta per il centrosinistra nonostante abbiamo comunque prevalso con 7 a 6 allora il risultato di 5 anni fa in cui la destra perse per 11 a 2 cos era . Loro al posto nostro avrebbero cantato vittoria e non si sarebbero posti il minimo problema

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