Le parole senza volto (e la voce umana) - IX puntata
La serata dagli Allegri si era distesa con la morbidezza di una signora borghese sul divano del salotto buono. Chiacchiere piacevoli, buona cucina, disquisizioni su libri, film e anche un accenno di politica. Passeggiando verso la fermata del tram che lo avrebbe ricondotto a casa, il signor Solo pensava a quanto era fortunato a ritrovarsi la vita costellata di tutte quelle preziose amicizie.
A quel pensiero un altro si antepose, come in un gioco a cavalluccio: la sconosciuta della sera prima, peraltro ancora senza nome – mentre lui inavvertitamente aveva forse svelato più dettagli di quanto non desiderava. Un inciampo del caso, ne sarebbero capitati altri ancora, era consapevole che la realtà può essere più irrazionale della fantasia. Nell’avvicendarsi dei pensieri si frammise l’idea di riposo che il fine settimana portava con sé, e il caso si dissolse insieme a tutte le sue incoerenze.
− Solo, sono io, mi chiami per favore!
Oh, bella, e come poteva chiamarla se non aveva il suo numero? Alla signora mancava proprio una rotella. Ma il secondo messaggio correggeva il tiro.
− Sono ancora io, è mezzanotte: mi chiamo Maria Costantini, ma per gli amici sono Costa. Il mio numero è tre quattro otto…
L’indecisione di Solo durò sette secondi; appresso concluse che, vista l’ora – se mai avesse deciso di chiamare – quella telefonata poteva attendere il giorno seguente.
Categoria: News 06-09-2008 1 Commento






