Il blog di Reti

Le parole senza volto (e la voce umana) - II puntata

– Caro Gamel, è proprio vero che il paradiso non esiste. La nostra seratina francese non poteva scorrere così, tranquillamente, come la Senna… Pronto?

– Buonasera, chi parla?

– Carlo Solo, ma veramente mi ha chiamato lei, signora.

– Sì, lo so, ma ho fatto un numero a caso.

– Come, prego?

– Ho fatto un numero a caso. Lo faccio tutte le sere in cui dormo in albergo. Vedo se c’è qualcuno che ha voglia di fare quattro chiacchiere mentre io…

– Abitudine bizzarra, signora. Soddisferei volentieri il suo desiderio, ma… è sicura di sentirsi bene?

– Non si allarmi, è, come dire… un trucco.

− Allora preferirei non rientrare nelle sue macchinazioni, signora, buonasera.
La ratatouille era ancora sul fuoco e poteva perdere il suo equilibrio vegetale, diventare un pastone amaro, immangiabile.

– Non riattacchi la prego, non mi lasci!
Al signor Solo per un attimo parve che la musica in casa stesse cambiando, che da Poulenc fosse improvvisamente passata a Jacques Brel – e al suo ancor più angosciante “Ne me quitte pas”: per una strana commistione neuronale, passarono nella sua mente alla velocità della luce, o dell’energia elettrica, immagini e suoni sovrapposti, una bambina con finte ali di angelo, il viso di Carmen Maura e quello di Anna Magnani, una stanza bianca, i caffè di Saint Germaine des Pres, e si sentì avvolto da una nube esistenzialista e almodovariana insieme. Tanto bastò a trasmettere alla sconosciuta la possibilità di proseguire.

– La prego, è importante, non posso interrompere il gioco!

Forse era meglio allungarsi con il telefono fino ai fornelli e chiudere il gas, non era già odore di peperone bruciato, quello? Ma soprattutto, in quale gioco era stato involontariamente coinvolto? Lui aveva una cena francese in corso, poteva esserci gioco migliore di quello?
− La pregherei di fornirmi qualche elemento in più, signora, altrimenti mi vedrò costretto a riagganciare, per quanto importante possa essere per lei il suo gioco.
− Il suo numero l’ha scelto il caso: ho puntato una città sulla carta geografica per scegliere il prefisso; il numero l’ho preso dalle prime due macchine rosse che ho visto passare, sporgendomi dal balcone dell’albergo.
− E se non avesse risposto nessuno o il numero si fosse rivelato inesistente, che mossa avrebbe previsto il suo gioco?
− Niente, non prevede niente: avrei passato questo tempo da sola, seduta sulla sponda del letto.

Categoria: News   04-08-2008   Non ci sono ancora commenti