Il blog di Reti

Nostalgia canaglia

http://www.spaceinvaders.de/

Io sono sufficientemente vecchio da averci giocato come un pazzo: oggi compie 30 anni!

Baci

2 commenti

1 massimo { 08.05.08 alle 1:37 pm }

Beh appunto 35 anni fa via dei frentani roma giocavamo con walter veltroni,ferdinando adornato e gianni borgna.

2 elena marinoni { 08.07.08 alle 3:05 am }

Il meme “Space invader” ha fatto parecchia strada da allora.
E molto prima che diventasse celeberrimo tematizzando il logo di Memi (l’avevate riconosciuto?), a Parigi iniziava l’invasione.
Correva l’anno 2001 quando il nostro fidato urbanwatcher parigino di Memi ci raccontò …

L’INVASIONE DELL’ARTE
Titolo: Space Invaders
Dati: Parigi – Giugno 2001 – Storie

Descrizione
Alla fine del 1998 è cominciata l’invasione.
Per le strade di Parigi, sempre più spesso, passanti, turisti e curiosi si imbattono in strane immagini applicate ad edifici, ponti, marciapiedi: raffigurazioni di alieni ripresi direttamente da uno dei primi videogame della storia, l’indimenticabile “Space Invader”.
Nata dall’idea di un anonimo francese, questa vera e propria mania di attaccare una sorta di mattonella a costruzioni preesistenti si è lentamente diffusa in molte città di tutto il mondo: Parigi, Amsterdam, Montpellier, Londra, Los Angeles, Berna, Grenoble, Tokio sono state ormai “invase” dagli alieni. Perfino la lettera “d” di Hollywood è stata “colpita”. Come lo stesso ideatore ha fatto notare, l’idea di partenza nasce dalla relazione fra i pixel degli schermi dei computer e il mosaico: “troppi Pixel, passavo troppo tempo davanti allo schermo del mio Mac e avevo bisogno di prendere aria, allora ho trasportato i pixel e i suoi universi nel mondo reale”.
E’ nato anche un sito web (http://www.space-invaders.com/) in cui è possibile vedere molti esempi di questa sorta di “pixelisation in mosaico”. Il successo dell’operazione è stato talmente evidente che all’interno del sito internet sono disponibili le cartine stradali di alcune città europee con l’indicazione degli edifici su cui sono raffigurati gli alieni. E’ inoltre possibile acquistare via internet materiale vario fra cui il kit già pronto per l’applicazione dei mosaici alieni sugli edifici.

Interpretazione
Nato come un gioco, il fenomeno ha raggiunto una diffusione sorprendente. Ed è stato già intercettato dalla pubblicità e dal merchandising. Il suo successo è dovuto, molto probabilmente, all’interesse crescente che si è sviluppato negli ultimi anni per l’infanzia dei giochi elettronici (pac man, space invaders). Pur riconoscendo l’esistenza di un comune background con i graffitari urbani, questi artisti noti come Space Invaders considerano l’anonimato e l’invisibilità come loro tratti imprescindibili: nessuna firma, nessun segno distintivo viene accompagnato ai mosaici; al massimo una foto che testimoni l’avvenuta “invasione”. L’ideatore dell’ironico gioco non si rivela neppure sul sito e il suo volto in tutte le immagini dei suoi interventi è pixelizzato. Invisibilità. Nessuna regola prestabilita. Infatti c’è chi ritiene che lo “scopo del gioco” sia applicare il mosaico in punti difficilmente raggiungibili (come avviene solitamente per i graffiti), chi invece pensa, rifacendosi al videogame originale, che lo scopo sia uccidere l’alieno strappandone l’immagine. Il gioco ritorna comunque on line dove in una speciale classifica a punti vengono premiate le posizioni più ardite e gli interventi più coraggiosi. Così il gioco degli alieni che hanno invaso la realtà (come ritorno al fare e alla fisicità creativa) rientra sul web, assegnando prestigio e punteggio ai giocatori in un gioco di specchi e rimandi tra reale e virtuale.

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