Le parole senza volto (e la voce umana) - VI puntata
− È andato via.
− Se n’è già andato?
”Solo, ma che cosa combini?”, continuò nel suo dialogo interiore e parallelo, “fatti gli affari tuoi!”
− Lui è di un’altra. Io lo amo da morire, ma non è mio…
La voce della sconosciuta aveva perduto la sua morbidezza. Era più rauca. Aveva lasciato la nota ansiosa, ma non a vantaggio di una riconquistata serenità.
− Ma nonostante questo… lui l’ama?
”Solo, ti sta dando di volta il cervello? Non è da te, hai frequentato troppo le signorine Scirocco, ultimamente?”.
− Non lo so, non me lo dice. Non parla di sentimenti. Forse una volta me lo ha detto, ma è passato così tanto tempo che non mi ricordo più se era vero o l’ho sognato.
Il signor Solo l’ebbe vinta sul suo io pettegolo – con rammarico dovette constatare che , seppur poco sviluppato, ne possedeva uno anche lui – e recuperò tutta la sua logica.
− Forse non attribuite la stessa importanza alla vostra relazione. Per lui potrebbe trattarsi di un commercio iniquo e sessuale…
Dall’altra parte, qualcuno aveva iniziato a tirar su col naso. Ben presto sarebbero arrivati dei singhiozzi. Era un’ora troppo tarda per cimentarsi con un altro travaglio amoroso. Ci si mettevano anche gli sconosciuti mitomani telefonici a importunarlo con i loro lutti sentimentali? No, era troppo, anche per la sua cortesia. Non aveva voglia di consolare una povera illusa che andava a letto con uno che poi si addormentava da un’altra parte – desiderio più che legittimo, tra l’altro. Farfugliò qualche insipida consolazione e chiuse la comunicazione prima che la sconosciuta potesse rispondere. Sperava solo che Gamel si fosse riaddormentato e non lo tormentasse per farsi raccontare che cosa era appena successo.






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