Le parole senza volto (e la voce umana) - IV puntata
Dal forno giungeva un allarmante odore di bruciato, sperava fosse solo una goccia di formaggio scivolata sulla placca, quel gioco improduttivo era durato oltre misura.
− Senta, io stavo preparandomi la cena, devo spegnere il forno, se volesse richiamare più tardi…
Il signor Solo si sentì, come dall’esterno, dire le sue ultime parole, e si chiese se era davvero lui che aveva appena detto ciò. Era stata una di quelle rare volte in cui aveva agito d’istinto, azione che era stata seguita da una leggera sensazione di rincrescimento per averlo fatto. Tuttavia aveva risposto in quel modo perché la voce che gli parlava dall’altro capo del telefono gli ispirava fiducia. Ma quante volte gli era capitato di fidarsi così, di primo acchito? Ma la sconosciuta non aveva avuto sensazioni corrispondenti:
− Capisco; le ho fatto perdere tempo, mi scusi.
E aveva riattaccato.
”Chissà se la telefonata è durata dieci minuti”, pensò il signor Solo. E poi si rimproverò per essersi lasciato andare a una simile ispirazione scaramantica, mentre tirando un sospiro di sollievo constatava che le sue supposizioni sullo chèvre erano fondate, e che finalmente poteva mettersi a tavola. Dopo aver riattaccato, il signor Solo si chiese per un attimo se era stato uno scherzo della sua mente e se il giorno dopo si sarebbe dovuto recare dal suo medico, il dottor Guariti, per richiedere una visita specialistica da uno psichiatra. No, era davvero accaduto. Aveva ricevuto la telefonata di una sconosciuta che, componendo un numero a caso, aveva trovato Carlo Solo a rispondere. E poi avrebbe sempre potuto verificare il numero alla compagnia dei telefoni. Ma era un gesto troppo invadente, per il momento non era necessario mettersi a fare il Maigret delle telecomunicazioni.
– Be’, perché no, Gamel? Non credo ci sia nulla di disdicevole a intrattenersi in conversazione con una misteriosa signora, dopo una cena francese. Sembra quasi il pretesto per un racconto.
– Titolo! Titolo! Solo!
– Ma, Gamel, il titolo è bell’e pronto: La voix humaine, no? La situazione però è assai differente, non c’è nulla di drammatico, semmai potremmo tingere leggermente di giallo il plot. Una misteriosa signora che, da una camera d’albergo, mentre attende il suo amante, compone un numero casualmente e trova… Chi trova? Un impiegato delle poste, Gamel. Farebbe ben poca strada questa storia! Comunque, se il titolo riciclato non ti piace, possiamo sempre intitolarlo La telefonata misteriosa.
Gamel aveva aperto le ali e aveva lanciato un lungo grido. Era il suo modo di ridere.






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